Orrido di Botri: 
un’idea per una fuga al fresco
A piedi in un canyon della Garfagnana percorso da un fiume dalle acque gelate. 
Sotto l’occhio vigile dell’aquila reale.

Elena Casolaro: 11 Agosto 2023
da:  www.montagna.tv
Escursione nel canyon dell'Orrido di Botri. 
 
Il  dell’Orrido di Botri, inciso nel crinale appenninico tra il Monte Rondinaio e l’Alpe Tre Potenze dall’azione del Rio Pelago, si trova a poca distanza da Bagni di Lucca, in Garfagnana. Visitarlo significa percorrere a piedi il letto del torrente, immergendosi anche fino all’altezza della vita nell’acqua limpidissima e fresca.
Le pareti rocciose del canyon in alcuni punti raggiungono i 200 metri di altezza, rendendo l’escursione particolarmente emozionante. Un alone di mistero ha avvolto in passato questo luogo, al punto da inibirne l’esplorazione per secoli. 
Spiega infatti Alberto Calamai, Guida ambientale di Ufficio guide outdoor
“Dell’Orrido di Botri aveva già scritto Dante Alighieri nel 1200, ma le prime esplorazioni sono iniziate nell’800 con l’attività di Emilio Bertini, poiché prima di allora regnava la paura dell’ignoto, e intorno al canyon aleggiavano leggende e storie di creature sovrannaturali. 
Successivamente, l’esplorazione del canyon è stata portata avanti da Fosco Maraini (negli anni 30 del ‘900), e da esponenti del CAI di Firenze e Bologna come Valerio Bartolotti”.170 milioni di anni di storia geologicaDal punto di vista geologico, l’Orrido di Botri ha radici molto antiche: 
“La storia del canyon inizia oltre 170 milioni di anni fa, quando si è verificata la sedimentazione delle rocce in cui il fiume ha poi scavato la gola”, spiega Grazia Minutella, anch’essa Guida ambientale di Ufficio guide outdoor .  
“La Formazione più antica è quella del Calcare Selcifero della Val di Lima, una roccia calcarea con liste di selce che nel canyon assumono morfologie molto particolari. 
C’è poi la Formazione dei Diaspri, rocce composte prevalentemente di silice, che si è depositata dai gusci di alcuni organismi, i radiolari, in un ambiente oceanico piuttosto profondo (oltre 3000 m). 
Questa roccia, dal colore rosso o talvolta verde, caratterizza il tratto più affascinante del canyon, detto “le prigioni”.

La Formazione più recente che osserviamo sulle pareti del canyon è quella della Maiolica, un calcare molto chiaro che si è depositato 130 milioni di anni fa in un mare meno profondo rispetto ai Diaspri: questo testimonia il cambiamento dell’ambiente geologico durante la sedimentazione” conclude la guida.

L’aquila reale nidifica sulle pareti del canyon
Degna di nota è la grande biodiversità di vegetazione dell’Orrido di Botri, con quasi 500 specie censite. “Dentro la forra si trovano esclusivamente specie autoctone. 
Molte di queste, come alcune piante carnivore tra cui la Pinguicula Mariae, sono endemiche, cioè si trovano solo in quest’area. 
Nonostante ci troviamo ad un’altitudine di 600-800 metri, incontriamo specie arboree di ambiente montano, a testimonianza del particolarissimo microclima dell’Orrido”, spiega la Minutella.
Per quanto riguarda le specie animali, i principali predatori presenti nell’area sono il lupo e l’aquila reale, simbolo della Riserva, che nidifica proprio sulle pareti del canyon. “Una coppia di aquile vive stabilmente nell’Orrido. 
Anche quest’anno è nato un aquilotto, che ad inizio luglio ha potuto spiccare il volo, cosa che purtroppo non accade tutti gli anni”, continua la guida.Un’altra specie endemica della zona è il geotritone appenninico, un anfibio che privilegia ambienti umidi, come quello del canyon, o grotte, che siano naturali o di origine antropica.
Escursioni guidate o in autonomia
La Riserva naturale dell’Orrido di Botri è gestita dai Carabinieri Forestali di Lucca, che regolano gli orari di visita, il periodo di apertura (che va di solito da metà giugno a metà settembre) e il numero massimo di visitatori.
Alla parte escursionistica del canyon dell’Orrido di Botri si può accedere sia autonomamente (è comunque obbligatorio essere dotati di caschetto e scarpe da trekking) sia accompagnati dalle guide ambientali. 
Il percorso parte da Ponte a Gaio e termina al Salto dei Becchi, dove il canyon diventa più stretto e non è possibile proseguire.

C’è poi un percorso alpinistico, che permette di scendere i due torrenti Mariana e Ribellino, che si congiungono poi a formare il Rio Pelago. 
Questo tratto è da percorrere con attrezzatura alpinistica (da canyoning), in autonomia se si è esperti nella pratica di questa attività o accompagnati da una Guida Alpina o Guida Canyoning. 
È comunque necessario chiedere l’autorizzazione ai carabinieri prima dell’escursione.Per ulteriori informazioni:
visitare il sito web dell'Orrido di Botri